TESI DI LAUREA di Enzo Fragapane

TESI DI LAUREA di Enzo Fragapane

TERRA MATTA:
Caso editoriale sincretico
di Enzo Fragapane
Anno Accademico 2013/2014

Introduzione

Terra matta edito da Einaudi (2007) è una riduzione dell‟autobiografia di Vincenzo Rabito. Rabito, infatti, tra il 1969 e il 1971 ha dattiloscritto la sua vita con la Lettera 22: 1027 fogli rilegati in quadernoni con filo di corda. Vincenzo Rabito era siciliano, nato Chiaramonte Gulfi, oggi in provincia di Ragusa. Nacque nel 1899. È uno dei «ragazzi del „99» chiamati a combattere per l‟Italia sull‟altopiano di Asiago, durante la Prima guerra mondiale. Parteciperà anche alla Seconda guerra mondiale, ma prima lo vedremo impegnato nella Campagna d‟Africa.
Dall‟età di 7 anni andrà a lavorare per sostenere la famiglia: la madre rimase vedova con 7 figli. Vincenzo va a lavorare come bracciante in giro per la Sicilia. Vincerà la fame e la povertà. Dalla trincea tornerà salvo, anche dalla Campagna d‟Africa.
Non avrà scampo, invece, dai tranelli della suocera che gli darà in sposa la figlia per interesse. Di questo rapporto teso con donna Anna, così si chiama, ne soffrirà a tal punto da dire: «E quella fu la serata che mi ha fatto scrivere questo libro»1. Queste ed altre esperienze di vita Rabito racconta nel proprio dattiloscritto, che ha intitolato Fontanazza: fino all‟agosto del 1970; quando gli rimarranno due desideri: fare sì che i figli, Salvatore, Gaetano e Giovanni possano essere istruiti per non subire le stesse angherie, i raggiri in cui lui, invece, da analfabeta s‟è imbattuto. Scrivere il racconto della sua vita. Dal 1971 inizia la lunga vicenda editoriale di Terra matta. Giovanni Rabito scrittore di poesie e racconti, a Bologna per l‟università, provò a realizzare delle versioni italianizzate del dattiloscritto Fontanazza, ma non trovò un editore disposto a pubblicare il memoriale del padre.
Nel 1999 una delle proprie versioni la mandò a Pieve Santo Stefano sede dell‟Archivio diaristico nazionale. I membri della giuria popolare del «Premio Pieve-Banca Toscana» chiesero a Giovanni Rabito di mandare il testo originale del padre.
Vincenzo Rabito vinse l‟edizione nel 2000. Dal 2000 al 2003 al dattiloscritto di Vincenzo Rabito lavorerà Luca Ricci per ottenere una riduzione delle 1027 pagine da proporre, nuovamente a degli editori. Inizia così l‟avventura editoriale che porterà alla pubblicazione di Terra matta, Einaudi, grazie alla collaborazione dell‟altra curatrice dell‟opera: Evelina Santangelo.
Vincenzo Rabito ha conseguito la quinta elementare a 35 anni per motivi di lavoro. In Fontanazza scrive in dialetto siciliano, ma prova anche a rendere in italiano alcune parole, secondo la fonetica che percecipsce di un lessico sconosciuto. La sua scrittura presenta delle costanti tipiche di altri casi di autobiografi semicolti, provvederemo quindi a farle emergere dal confronto con gli altri autori siciliani presenti all‟Archivio diaristico nazionele di Pieve Santo Stefano (nel capitolo II). Il segno distintivo della scrittura di Rabito è, invece, l‟assenza totale di punteggiatura, se si esclude il punto e virgola a separare ogni parola dall‟altra.
Nel primo capitolo proveremo a dimostrare le ragioni per cui, la Casa Einaudi ha deciso di puntare sulla storia narrata da Rabito, dopo avere letto la versione intermedia scritta da Luca Ricci.
Lo faremo, andando a studiare il metodo di lavoro collettivo dell‟Einaudi dalle sue origini; le scelte editoriali dei redattori storici: Leone Ginzburg, Cesare Pavese, Natalia Ginzburg, Italo Calvino. Il criterio guida sarà andare a studiare i testi in cui sono raccolte le lettere editoriali di questi storici redattori, pilastri della Casa. Cercheremo quindi di comprendere i principi storici della Casa editrice torinese per dimostrare che ancora nel 2007 l‟Einaudi può essere considerata una casa editrice di cultura.
Nel secondo capitolo, invece, racconteremo la genesi di Terra matta: l‟importanza dell‟Archivio di Pieve come prima tappa per giungere all‟editoria nazionale. Quindi tratteremo del contributo di Luca Ricci e del successivo affiancamento della palermitana Evelina Santangelo, allo scopo di comprendere da dentro il loro lavoro editoriale sul testo di partenza, come sarti dalla mano leggera.
Il terzo capitolo del lavoro sarà dedicato, invece, a comprendere le ragioni della scrittura autobiografica, inquadrandole nell‟ambito del genere letterario. Da lì, muoveremo per indagare, quindi, le ragioni di ogni tipo di scrittura. Proveremo a rispondere a una domanda: quali sono le ragioni psicologiche, interiori, pulsionali, fisiche persino che spingono l‟uomo a comunicare, a scrivere?
Proseguendo la nostra analisi sposteremo la nostra lente da chi scrive, al come si scrive, si racconta una storia. Se raccontare fatti umani è un fenomeno che fa parte della natura dell‟uomo, della sua urgenza comunicativa, cercheremo di dimostrare perché la peculiarità della storia di Rabito, al di là del fatto che le sue vicende personali s‟intersecano con settanta anni di Storia del Novecento, stia nel modo in cui egli racconta la sua vicenda umana e quella del nostro Paese. Studieremo, quindi, la trama della letteratura: la narrazione.
A questo punto, si farà cenno alla letteratura come strumento di approssimazione alla comprensione del mondo. La letteratura come elemento che consente all‟uomo di relazionarsi col mondo terreno e di tenere a bada l‟inquietudine dell‟altrove.
Proveremo perciò a confrontare l‟inquietudine di Palomar di Italo Calvino alla vitalità di Vincenzo Rabito. Vincenzo Rabito che, dopo settanta anni di sventure, angherie, fame, sofferenze, sacrifici, la gioia di dare la vita a tre figli, deciderà di scrivere per sperimentare con un altro linguaggio la sua innata dote di raccontatore orale.
Studieremo, dunque, le relazioni teoriche che sussistono tra l‟oralità e la scrittura. Poi rifletteremo sulle le ragioni per cui, a nostro avviso la cultura siciliana su base orale di appartenenza, unita alla sua dote innata di narratore, abbiano reso plastica la scrittura di Vincenzo Rabito. Questo, a nostro avviso, ha consentito un minimo di fluidità necessaria, al di là delle strutturali carenze sintattiche e linguistiche dell‟autore. Plasticità e fluidità che si sono rivelate determinanti per dare la possibilità ad artisti diversi di adattare il testo di Terra matta ad altri linguaggi: quello teatrale, e quello filmico. Infine, proveremo a dare un‟interpretazione storica-sociale, con un occhio al campo dell‟editoria per capire le ragioni del rifiuto delle riduzioni approntate da Giovanni Rabito e l‟accoglimento, accompagnato dal successo, della versione di Luca Ricci.

Facoltà di Lettere e Filosofia
Corso di laurea specialistica
Editoria e Scrittura (Giornalismo)
Cattedra di Storia dell‟editoria

TERRA MATTA:
Caso editoriale sincretico
Relatrice Candidato
Prof.ssa Maria Panetta
Correlatore
Prof. Carlo Serafini

Candidato Enzo Fragapane
Anno Accademico 2013/2014

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